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Il sistema del Bullet Journal: aspetti teorici del metodo

Ciao e bentornati sul blog! 

Questo è il primo articolo del 2021 e quindi ne approfitto per augurarvi buon anno, sperando che questo sarà migliore del precedente.

In questo articolo vi parlerò di un argomento che mi piace veramente molto e si lega alla mia passione per gli oggetti di cartoleria.

Infatti questa sarà una riflessione sul libro “Il metodo Bullet Journal. Tieni traccia del passato, ordina il presente, progetta il futuro” di Ryder Carroll

Cercherò di essere breve e di descrivervi alcuni degli aspetti che secondo me sono più affascinanti ed interessanti del metodo. 

Ci tengo tanto a dirvi che l’articolo, così come il libro, sono rivolti a tutti, a prescindere dalle vostre capacità creative o che abbiate voglia o meno di creare il vostro Bullet Journal.

Infatti, all’interno del libro sono presenti spunti di riflessione ed esercizi da mettere in pratica in qualsiasi ambito della nostra vita, anche senza essere degli artisti nella scrittura a mano o nel disegno.

Iniziamo subito parlando di Ryder Carroll, autore del libro e ideatore del metodo Bullet Journal. 

Negli anni ’80 gli viene diagnosticato un disturbo da deficit di attenzione e iperattività, che lo portano così a cercare metodi alternativi per mantenere la concentrazione ed essere produttivo.

Dopo anni di tentativi alla ricerca di uno strumento che potesse aiutarlo, nasce il metodo che conosciamo oggi come “Bullet Journal”.

La sua storia lo porta a pubblicare il suo metodo nel 2013 e da lì si è diffuso in tutto il mondo creando una vera a propria community.

Ryder Carroll definisce il suo metodo come:

“Il vivere consapevolmente. Liberarsi dalle distrazioni e utilizzare il tempo e le energie nel perseguire ciò che ha davvero importanza, nel lavoro e nella tua vita privata.”

E lo distingue due parti: il sistema e la pratica.

Il sistema è ciò che ci permette di trasformare un semplice quaderno in uno strumento organizzativo, rendendoci consapevoli di come investiamo le risorse più importanti della nostra vita: il tempo e le energie.

Definendo così cosa è davvero importante, perché lo è e come ottenerlo nel modo migliore.

La pratica può essere una lista di cose da fare, così come un’agenda o un diario, e i concetti su cui si basa sono: annotazioni rapide, raccolte (per compiti più complessi) e migrazione.
È possibile distinguere:

  • Compiti (cose che dobbiamo fare);
  • Eventi (esperienze);
  • Note (info da non dimenticare).

Ho pensato di dividere in due parti l’articolo sul “sistema”, per evitare che venisse un poema visto che vi ho promesso di essere breve.
Quindi qui parleremo degli aspetti del sistema “Bullet Journal” che vanno oltre la semplice compilazione di un’agenda.

Nel prossimo articolo ci concentreremo su alcuni esercizi. Iniziamo subito con il primo aspetto.

Il Sistema del Bullet Journal.
Agenda come strumento organizzativo.

Bullet Journal: il Sistema
Quali sono gli aspetti teorici del metodo?


La Riflessione

La Riflessione è chiedersi il perché

Per quale motivo questo compito è importante? Perché lo sto facendo? È una priorità? 

In questo modo eviteremo distrazioni e ci concentreremo solo su ciò che è importante e significativo.

Ci aiuta a sviluppare l’intenzionalità rispetto a ciò che facciamo, a comprendere i progressi ottenuti, le esperienze fatte e chiederci se se stiamo risolvendo i problemi giusti. 

Dobbiamo esaminare le cose per capire come trascorriamo il nostro tempo e per questo è fondamentale rallentare e riflettere.

Iniziare qualcosa di nuovo spesso è difficile perché potremmo non sapere da dove partire e spaventarci per la possibilità di fallire.

Un’abitudine suggerita dall’autore è quella di scrivere i nostri pensieri, mettendoli nero su bianco, e partire da quelli per trovare i nostri obiettivi e concentrarci unicamente su questi.

Tutto strutturato in piccoli passi, chiedendosi quindi:

  • Cosa voglio fare?
  • Perché voglio farlo?
  • Quali piccole cose posso fare per iniziare?

Gratitudine

Un altro aspetto importante è la gratitudine.
Quando completiamo un compito o raggiungiamo un obiettivo possiamo chiederci:

Cosa provo?  

Se sentiamo gioia, soddisfazione e orgoglio, l’attività su cui abbiamo lavorato ha aggiunto un valore alla nostra vita. 

Anche i piccole impegni possono darci queste sensazioni, ad esempio fare il bucato o pagare l’affitto.
La prima ci permette di dormire in lenzuola pulite e profumate; la seconda di avere una casa in cui vivere, per questo dovremmo gioire ed essere riconoscenti nei nostri confronti.

Questo ci aiuta anche ad individuare gli aspetti positivi della nostra vita e ridurre l’attenzione sulla negatività che ci circonda.


Controllo 

Parlando di controllo, Carroll ricorda quante energie sprechiamo pensando a quali saranno i risultati delle nostre azioni, alimentando la nostra ansia.

Potrebbe sembrare un’attività produttiva ed utile, ma in realtà non facciamo altro che distrarci dal presente e spostare l’attenzione su qualcosa che deve ancora avvenire, e che non possiamo controllare.

Facciamo un esempio: potremmo desiderare di perdere 5 kg.
Questo è un obiettivo ma fa riferimento al risultato finale, cioè quello che vogliamo raggiungere.

Non pensate che sarebbe più efficace suddividere l’obiettivo “perdere 5 kg” in piccoli compiti controllabili e che riguardano le nostre azioni presenti? 
Per esempio: non bere bibite gassate, mangiare meno cioccolato e così via.

Queste sono tutti aspetti gestibili sul momento che con il tempo ci porteranno ad avere quei 5 chili in meno.


Radianza

È un aspetto molto interessante e si riferisce all’influenza che noi abbiamo sul mondo che ci circonda

Se siamo gentili con qualcuno questa persona potrebbe esserlo con chi gli è accanto, o al contrario se invece facciamo un torto a qualcuno questa persona potrebbe sfogarsi con chi lo circonda e influenzarlo in maniera negativa.

Possiamo immaginare l’effetto della radianza come i cerchi che si creano quando lanciamo un sassolino in acqua. 

Quello che possiamo fare è lavorare su noi stessi e conoscere il nostro potenziale per essere consapevoli di tutti i nostri aspetti, anche quelli negativi, e comprendere che tipo di influenza esercitiamo su di noi e le persone attorno a noi.

Cosa possiamo fare nella pratica?

L’autore parla di autocompassione.

Se un amico commette un errore potremmo cercare di dargli una mano a risolvere il problema senza peggiorare la sua situazione, giusto?

Bene, questo spesso non avviene quando a commettere l’errore siamo noi stessi. In questo caso siamo molto più critici: pensiamo di non essere abbastanza bravi, di non avere le capacità giuste.

Per provare a cambiare prospettiva Carroll suggerisce di cercare prove tangibili per screditare le critiche che facciamo a noi stessi. 

Se pensiamo di non avere fatto abbastanza durante la giornata proviamo a ricordare, o ancora meglio a scrivere, le attività che abbiamo svolto e che importanza hanno per noi.


Imperfezione

L’autore definisce la perfezione come un concetto innaturale e pericoloso, che ci impedisce di essere le persone che vorremmo essere perché attenua il nostro potenziale: spesso ci creiamo degli standard inarrivabili e quando non riusciamo a raggiungerli pensiamo di non essere all’altezza, e di non essere abbastanza.

In questo capitolo viene utilizzata come esempio l’espressione giapponese “wabi sabi”: secondo cui la bellezza delle cose sta nella loro imperfezione. Tutto è imperfetto, compresi noi stessi, ma questo non fa che rendere speciali le individualità, le caratteristiche uniche che contraddistinguono un oggetto o una persona, permettendoci di migliorarci continuamente.

Il miglioramento non non ha l’obiettivo di raggiungere la perfezione o di essere migliori degli altri, ma sono piccoli passi che ci portano in avanti rispetto alla nostra situazione attuale. Impegnarsi in maniera costante per rendere ancora più uniche le nostre caratteristiche.

Considerazioni finali

Se siete arrivati fino alla fine vi ringrazio in modo particolare perché questo non è uno dei soliti articoli e poteva risultare più “lento” da leggere. Quindi, vi ringrazio. 

Spero che questi aspetti teorici del Sistema vi posso servire come spunto di riflessione e non vi abbiamo annoiato.

Io ho trovato molto interessanti i capitoli dedicati alla gratitudine verso noi stessi e l’imperfezione, che nella società in cui viviamo è vista come un difetto da correggere più che come particolarità ed espressione delle nostre diversità individuali.

Voi conoscevate il metodo del Bullet Journal o qualcuno degli aspetti del sistema?

Ho preparato alcuni planner utili per aiutarti nella pianificazione, per scaricarli basta iscriversi alla newsletter cliccando sul pulsante.

Per qualsiasi dubbio o domanda potete lasciare un commento qui sotto o scrivermi su Instagram.

Ci vediamo con la seconda parte di questo articolo la prossima settimana. Ciao, Claudia.

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